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I PROBLEMI SONO UNA BENEDIZIONE

Di Laura Legrenzi
17 Gennaio 2023

I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.

Herman Hesse

Anche se non mi crederai

Diciamoci la verità: soffrire fa schifo. Non piace a nessuno. Sembra però che noi esseri umani siamo destinati ad anelare al dramma. Ci crogioliamo nel nostro dolore. È più comodo, è più semplice. Lo conosciamo , ci è familiare. È quello che Tolle chiama "il corpo di dolore".

Se non hai mai letto un libro di crescita personale le mie parole ti sembreranno follia. Pensi possa essere plausibile stare nella propria sofferenza? Ricercare il dramma? Mi risponderesti: io voglio uscirne, dimmi come si fa!

È difficile accettare (in generale qualsiasi cosa sfugga al nostro controllo) che i problemi sono una benedizione. In poche righe ti ho detto che sei morbosamente attaccato al tuo dolore, ma che i problemi sono la tua salvezza. Faticherai a credermi.

La nostra mente non tace mai. È come avere un brusio continuo e costante che accompagna ogni secondo della nostra giornata. Ogni secondo della nostra vita. Non è colpa sua: è programmata per proteggerci, pensa di fare il nostro bene ponendoci in allerta, preservando la nostra incolumità. Per questo motivo il 90% dei nostri pensieri sono negativi, immaginano scenari catastrofici (che perlopiù non si verificheranno mai). Non siamo mai nel presente, nell'adesso. Rimbalziamo come una pallina da ping pong fra passato (che ci ha feriti, maltrattati, angosciati) ed un futuro colmo di ansia, di onori e doveri, di impegni, sforzi e preoccupazioni.

IL NOSTRO CORPO È UN REGISTRATORE (PORTATILE)

Il nostro corpo registra tutto. Bello e brutto.

Ogni volta che, attraverso i sensi, proviamo una sensazione piacevole, il corpo assimila l'informazione e manda alla mente un segnale di godimento. Questo segnale, però, genera quello che il buddismo chiama "attaccamento". Ti è piaciuto e ne vuoi ancora. Come il gelato.

Al contrario, quando veniamo attaccati o umiliati, feriti o amareggiati, quando ci sentiamo incompresi, persi o tristi, il corpo comunica alla mente che questa sensazione non gli piace e la deve rigettare, la deve respingere. La deve allontanare il più possibile. Generiamo così avversione per le emozioni negative.

Attaccamento ed avversione sono, però, due facce della stessa medaglia. Sarebbe utopia credere che sia nostra facoltà creare sempre e solo avvenimenti piacevoli e positivi e, al contrario, organizzare la propria esistenza in modo che non si manifestino mai eventi negativi.

Ci sono però alcuni semplici punti da considerare:

  1. È impossibile controllare tutti gli eventi della nostra vita (non l'avresti mai detto vero?);
  2. Anche se questo fosse possibile, alzeremmo continuamente "l'asticella della felicità";
  3. Non ci sarebbe evoluzione;
  4. Se baserai la tua fonte del tuo benessere su elementi destinati a passare (la vecchiaia, la morte e l'impermanenza sono certezze incontestabili) sarai destinato a soffrire.

Avversione e attaccamento, sensazioni spiacevoli e sensazioni piacevoli sono semplicemente dati di fatto intrinsechi all'esistenza umana. E sono da accettare, da osservare, da accogliere, da respirare, da superare.

Se non ci fosse stato (in passato) e non ci fosse oggi (presente) un qualsiasi tipo di problema, di difficoltà, di sofferenza nella tua vita non saresti nemmeno qui a leggere questo articolo. Non saresti migliorato, non saresti cresciuto. Non ci sarebbe evoluzione e quindi non ci sarebbe amore. Non ci sarebbero sfide, non ci sarebbe crescita. Non ci sarebbe neanche empatia. Come potresti capire cosa prova qualcuno a cui vuoi bene se tu, sulla tua pelle, non hai mai sentito una certa emozione?

LA SOFFERENZA È NECESSARIA. ANZI, È UTILE.

È odiosa. È difficile ed ingombrante. È soffocante. Lo so, credimi.


Ma è una benedizione.


La buona notizia è che sei tu a scegliere quanto spazio e quanto tempo lasciarle. Nel corso dei secoli ci sono, fortunatamente, stati forniti tanti strumenti per non lasciare la nostra mente (e il nostro corpo - che poi sono la stessa cosa) in balia dei nostri stati d'animo e dei nostri pensieri.

Per essere efficaci ed efficienti questi strumenti devono essere usati in maniera corretta e con costanza. È necessario comprendere, innanzitutto, il funzionamento della macchina "umana". Solo in un secondo momento potremo usufruire di questi aiuti nel modo più adeguato.

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