Presenza, solitudine e il momento in cui smetti di fuggire
Quando si pensa all’Australia si pensa al surf, agli animali strani, alle strade infinite. Nessuno ti dice che la cosa più potente che troverai lì è il silenzio. Non quello spirituale da cartolina. Parlo di un silenzio vero, quasi ostile all’inizio. Ti ci ritrovi dentro senza accorgertene: fuori città, nella luce delle cinque del mattino, mentre cammini e senti solo i tuoi passi, o mentre sei seduta in mezzo al bush e ti accorgi che non c’è un solo rumore artificiale intorno a te.
All’inizio quel silenzio ti mette a disagio. È come se ti mancasse l’aria. Poi, piano piano, impari a starci dentro. E ti rendi conto che il silenzio non è vuoto. Anzi, è pieno di te.
1. Se resti abbastanza a lungo, qualcosa emerge
Ci sono pensieri che non ti lasciano in pace e altri che, semplicemente, eviti da anni. Quando sei sempre occupata, sempre circondata da notifiche, da voci, da musica, li puoi tenere fuori. Ma in Australia no. In certi momenti sei da sola. Non metaforicamente: sei davvero sola.
E dopo un po’, quello che hai lasciato sepolto comincia a salire.
Non è un’esplosione. È più come un risveglio lento. Una parola che torna, un ricordo che brucia ancora un po’, una verità che ti eri raccontata in modo comodo, ma non era vera.
Il silenzio non ti urla le cose in faccia. Te le fa incontrare. Una alla volta.
2. La mente fa più rumore di quanto pensi
Non serve il traffico per sentirsi sopraffatte. A volte ti svegli alle sei in mezzo alla natura e non c’è un suono intorno, ma la tua testa è già a mille. “E se non basta?”, “E se sto sbagliando tutto?”, “E se torno e non riconosco più nulla?”.
Ti accorgi che la vera distrazione non viene dall’esterno, ma dal modo in cui sei abituata a pensare. E lì, nel cuore del silenzio, non puoi più ignorare come ti parli.
Puoi solo decidere se ascoltarti davvero o continuare a fuggire anche dentro di te.
3. Il silenzio è un allenamento
Non è passivo. Non è “fare niente”. È restare. È non reagire subito. È smettere di commentare mentalmente ogni cosa che senti, che pensi, che vivi. È stare seduta, magari scomoda, magari in mezzo alle mosche, e capire che non devi sempre aggiustare tutto subito.
In un mondo che ti dice di agire, di produrre, di rispondere, il silenzio è un atto rivoluzionario. Ti mostra dove sei, davvero. Senza filtri. E piano piano ti insegna che non hai bisogno di correre ogni volta che senti qualcosa.
CONCLUSIONE
Non c’è bisogno di andare nel deserto per incontrare il silenzio. Ma a volte serve staccarsi da tutto per capire quanto rumore avevi dentro.
L’Australia non mi ha insegnato a meditare. Mi ha insegnato a smettere di scappare ogni volta che restavo sola con me stessa.
Perché stare nel silenzio non è solo ascoltare.
È riconoscere che a volte, anche senza parole, sai già tutto quello che ti serve sapere.